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 Notizie :: Azione Cattolica - SS.Salvatore 
 
La prolusione del Cardinale Presidente Quelle arcate che reggono il Paese  
bagnasco

"In un tempo facilmente catturabile dall'apparenza e dall'effimero, si è assistito all'esaltazione di un autentico uomo di Dio, la cui santità è stata riconosciuta col dovuto rigore dall'autorità della Chiesa, la quale ha così intercettato un consenso sorprendente, più ampio dei confini cattolici”.

Il primo pensiero del Cardinale Presidente è stato per Giovanni Paolo II; alla luce della sua testimonianza ha riletto, tra l’altro, la stessa responsabilità che è affidata ad ogni Vescovo: “Egli ha accettato il pontificato ma non ha chiesto di scendere dalla croce… Giovanni Paolo II ha cesellato la propria vita secondo la forma pasquale, e dimostrando a tutti che cosa può diventare l’esistenza di una persona quando si lascia afferrare da Cristo”. Ha quindi evidenziato “il legame spirituale intenso e amico che correva, benefico per la Chiesa intera, tra Giovanni Paolo II e colui che − nel disegno della Provvidenza – sarebbe stato il suo successore”; un legame che è più della semplice continuità: “C’è una perdurante ammirazione spirituale che diventa stupefacente lezione di stile, di umiltà e di candore, dalla quale noi sentiamo di dover imparare”.
Tra i motivi di gratitudine a Benedetto XVI, il Cardinale ha posto anche “la «lettera circolare», inviata ad ogni Vescovo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in vista della preparazione di necessarie «linee guida» per i casi di abusi sessuali perpetrati da chierici ai danni di minori”. Tali abusi costituiscono, secondo il Presidente, “un’infame emergenza non ancora superata, la quale causa danni incalcolabili a giovani vite e alle loro famiglie, cui non cessiamo di presentare il nostro dolore e la nostra incondizionata solidarietà”. Tra le iniziative messe in campo dalla Chiesa ha annunciato che “da oltre un anno, su mandato della Presidenza CEI, è al lavoro un gruppo interdisciplinare di esperti proprio con l’obiettivo di “tradurre” per il nostro Paese le indicazioni provenienti dalla Congregazione”.
Tra gli altri temi affrontati nella Prolusione, la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Madrid, dal 16 al 21 agosto (“La formula ha dato tono a tutta la pastorale, inducendola ad uscire allo scoperto, andare incontro alle persone, adottare i loro linguaggi, per far comprendere a tutti, specialmente ai giovani, che Cristo c’entra con la vita, con tutti i suoi ambiti”) e il Congresso Eucaristico Nazionale, in programma ad Ancona dal 3 all’11 settembre (“il suo tema, «Signore, da chi andremo?», vuol rigenerare il nostro sguardo grazie all’energia del Risorto”).
Sulla situazione nazionale il Presidente dei Vescovi italiani ha sottolineato che “l’Italia non è solo certa vita pubblica” e che “se, nonostante tutto, il Paese regge è perché ci sono arcate, magari non immediatamente percepibili, che lo tengono in piedi”. Sono “arcate” gettate sopra “un individualismo indiscriminato” che sta determinando “in alcuni ambienti, che forse si ritengono per altri versi i più emancipati ed evoluti, la tendenza ad una chiusura ermetica rispetto all’istanza sociale”. Dopo aver ricordato che “dalla crisi oggettiva in cui si trova, il Paese non si salva con le esibizioni di corto respiro, né con le slabbrature dei ruoli o delle funzioni, né col paternalismo variamente vestito, ma solo con un soprassalto diffuso di responsabilità che privilegi il raccordo tra i soggetti diversi e il dialogo costruttivo”, ha risposto indirettamente ad una critica diffusa: “Se non parliamo ad ogni piè sospinto, non è perché siamo assenti, anzi, ma perché le cose che contano spesso sono già state dette… Crediamo che vi siano tante forze positive all’opera, che non vanno schiacciate su letture universalmente negative o pessimistiche”.
Il Card. Bagnasco ha dedicato l’ultima parte della Prolusione ad alcune urgenze: la legge sul fine vita (“Ci si augura cordialmente che il provvedimento − al di là dei tatticismi che finirebbero per dare un’impressione errata di strumentalità − non si imbatta in ulteriori ostacoli, ottenendo piuttosto il consenso più largo da parte del Parlamento”), la famiglia (“sull’analisi delle carenze e delle debolezze che riguardano l’assetto dell’istituto familiare ci sia ormai nel Paese una larga convergenza. Ciò che serve, ed è quanto mai urgente, è passare alla parte propositiva, agli interventi strutturali efficaci per dare dignità e robustezza a questa esperienza decisiva per la tenuta del Paese e il suo futuro. Nulla è davvero garantito se a perdere è la famiglia”), l’occupazione (“Il lavoro che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro, è motivo di angoscia”).
L’analisi non ha concesso spazio ad alcun catastrofismo: “nell’animo degli italiani non sta venendo meno la voglia di migliorarsi, di crescere, di impegnarsi. La maggioranza non si è staccata dalla vita concreta, ha resistito al canto delle sirene che continuano a veicolare modelli di vita facile, di successo effimero, di mondi virtuali, del tutto e subito”).
In conclusione, lo sguardo del Cardinale Presidente si è soffermato su alcuni contesti nazionali di crisi: la Siria, il Libano, l’Egitto e, in particolare, la Libia. In merito a quest’ultima ha osservato: “la non chiarezza emersa al momento dell’ingaggio, ha continuato a pesare sullo sviluppo temporale e strategico delle operazioni che avrebbero dovuto avere la forma dell’ingerenza umanitaria, e hanno ugualmente causato gravissime perdite umane, anche tra i civili. Difficile oggi non convenire che nel concreto non esistono interventi armati “puliti”. È, questo, allora un motivo in più per intensificare gli sforzi che portino ad un cessate il fuoco, e quindi a sveltire la strada della diplomazia”.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore : redazioneAC
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23/05/2011 - 23:03
Lazzati. Amare il tempo in cui si vive  
AC

«Il laico è un uomo che sa che il mondo esiste».Giuseppe Lazzati, di cui il 18 maggio ricorre il 25° anniversario della morte, citava volentieri questa espressione del cardinale e teologo francese Yves Congar e la commentava dicendo che «le definizioni più semplici spesso sono le più profonde».
Precisa, il rettore che guidò per 15 anni l’Università Cattolica (1968-1983), che “sapere” non solo è conoscere a fondo la realtà ma è assumere con competenza l’impegno di farla crescere e aprirla a orizzonti di verità e di libertà. Lazzati anche oggi ricorda che i laici, «mentre costruiscono la città dell’uomo, scoprono tutte le possibilità evangeliche nascoste nella realtà per farle emergere».
Scoprire e far emergere le tracce di Vangelo che sono nel mondo è una tra le più belle avventure di un laicato che intende collocarsi in una posizione di responsabilità e maturità nella Chiesa e nella società: un laicato che sceglie di stare con amore dentro la storia e guarda il suo svolgersi, spesso tumultuoso, con gli occhi di Dio.
Da una parte, dice alla Città le ragioni della speranza cristiana e, dall’altra, porta nella comunità cristiana le preoccupazioni e le attese della Città.
Questo laicato c’è anche oggi e cammina ogni giorno nella Chiesa e nel mondo con il passo e con lo stile del Vangelo, con il passo e con lo stile del Concilio.
Non è il gigante addormentato che qualcuno ancora oggi si attarda a evocare sterilmente. Non è una presenza rumorosa, non è fatto di personaggi che bucano il video ma è una grande realtà di uomini e donne che ogni giorno tengono insieme la Città e la Chiesa, costruiscono ponti tra l’una e l’altra.
Bisogna stare di più sul territorio per conoscere questa presenza, questa fatica, questo impegno e questo pensiero.
Nel camminare sulle strade del mondo dice Lazzati, «il laico cristiano deve saper evitare due errori: l’integrismo e il clericalismo, quasi bastasse la fede, la dimensione soprannaturale, mentre questa non è che l’anima della dimensione naturale dell’uomo; il naturalismo, o laicismo, come se la natura da sé, senza l’animazione della grazia, fosse capace di realizzare totalmente le proprie potenzialità».
È la fede pensata, quindi vissuta, a impedire i due errori e, soprattutto, ad alimentare la coscienza del laico cristiano nel suo abitare la città.
Questi temi cari a Lazzati si sono incrociati nei giorni scorsi con due messaggi autorevoli.
Il primo è di Benedetto XVI a Venezia: «...raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico».
Il secondo messaggio è del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Non si può crescere, non si può avere soddisfazione nella vita, se non si è animati da alcuni grandi valori e se non ci si impegna a realizzare degli obiettivi, non solo personali ma comuni a tutti».
Parole che invitano a non rassegnarsi di fronte allo smarrimento della cultura politica. Ed è proprio di fronte a tanta fragilità che il pensiero di Lazzati si rivela in tutta la sua feconda attualità.
«Bisogna amare il tempo in cui si vive - afferma - con quell’intelligenza critica che sa cogliere ciò che vi è di buono e ciò che va evitato, impegnandosi a potenziare ciò che è valido, da qualunque parte venga, anche da coloro che sono ideologicamente e politicamente diversi, sapendo che il nostro compito è quello di potenziare la verità».
Amare con coscienza critica il tempo in cui si vive e potenziare la verità: ecco l’appello che, a 25 anni dalla morte, Giuseppe Lazzati rilancia. Occorre riprenderlo e coniugarlo con le sfide di questo nostro tempo. Occorre riproporlo, non solo con le parole, alle nuove generazioni perché, nella loro ricerca di un nuovo pensare e agire politicamente, avvertano la presenza di un maestro e di un padre.
*Paolo Bustaffa è Direttore dell'Agenzia Sir

Autore : redazioneAC
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18/05/2011 - 15:34
MESSAGGIO DELL’ AC ALLA CHIESA E AL PAESE  
miano

 L'Azione Cattolica Italiana, riunita nella sua massima sede istituzionale, con i delegati responsabili delle associazioni diocesane e delle regioni italiane, alla presenza dei principali esponenti delle organizzazioni mondiali in cui è presente l'associazione, vuole esprimere la gioia intensa di queste giornate, condividendo con la Chiesa e con il Paese i propositi e le esperienze che connotano ordinariamente il vissuto dell’Ac. Si tratta di intenti che, tradizionalmente, l’Assemblea nazionale, dopo un’ampia condivisione e un prolungato dibattito, propone, in forma estesa, in un Documento assembleare, i cui impegni ogni associazione locale è chiamata a realizzare concretamente in tre anni, declinandoli in base alle esigenze dei diversi territori che caratterizzano il nostro Paese come uno stupendo mosaico. 

In continuità con le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, l’Azione Cattolica Italiana intende testimoniare oggi, con entusiasmo, l’intenso esercizio di unità morale e materiale di persone e territori del nostro amato Paese. Lo condivide con un messaggio che si leva a conclusione dell’Assemblea nazionale, in cui l’Ac ha voluto esprimere, nella scelta dei responsabili e delle idee che la accompagneranno nei prossimi tre anni, i valori della democrazia e della partecipazione. Questi si realizzano pienamente se sono vissuti nella logica del servizio, perché crediamo che il servizio sia la chiave della gioia.
L'Ac desidera condividere la forza di comunione e di coesione nazionale che si realizza quando le persone, abbandonando pregiudizi ideologici, vivono relazioni sincere, autentiche, serene. È a relazioni di qualità che l’Azione cattolica anela, per il bene di ogni uomo e del corpo sociale in cui egli è inserito. E tutta la vita associativa, nel livello parrocchiale, diocesano, regionale e nazionale, è concepita come un dono d’amicizia che abilita all’impegno gratuito per gli altri.  I ragazzi, i giovani e gli adulti, quando trovano corrispondenza al loro desiderio di relazioni vere, aderiscono volentieri a progetti grandi e seri. Quello dell’Azione cattolica è appassionare, con rispetto e senso della laicità, alla vita buona del Vangelo, attraverso la proposta di cammini ordinari che uniscono fede e vita in un’unica cornice di senso. Il Santo Padre, al quale va la nostra gratitudine e l’adesione al suo magistero, nel messaggio inviato ai delegati alla XIV Assemblea nazionale ha riconosciuto la ricchezza della vita associativa dell’Azione cattolica: “Siete ragazzi, giovani e adulti che si mettono a disposizione del Signore nella Chiesa con un impegno solenne, pubblico, in comunione con i Pastori, per dare buona testimonianza in ogni ambito della vita. La vostra presenza è capillare nelle parrocchie, nelle famiglie, nei quartieri, negli ambienti sociali: una presenza che vivete nella quotidianità e nell’aspirazione alla santità”.
Forti di questo incoraggiamento, desideriamo offrire luoghi in cui rigenerare la propria fede in Gesù crocifisso e risorto, in cui condividere le proprie domande più profonde e le preoccupazioni del quotidiano, in cui discernere in profondità con criteri evangelici sulla propria esistenza ed esperienza, al fine di orientare al bene e al bello le proprie scelte individuali e sociali. È stato, è e sarà questo l’impegno educativo dell’Azione cattolica italiana: aiutare tutte le generazioni a coltivare la propria vita, sostenere il dialogo – sempre più a rischio nelle pieghe dell’incomunicabilità ¬- tra ragazzi, giovani e adulti; accompagnare ciascuno, anche tra i grandi, affinché non si smarrisca nella routine dei problemi, delle fatiche e delle ferite. 
Tale impegno si snoda nella Chiesa locale e nella parrocchia, e si traduce nella scelta fondante della popolarità. Per l’Azione Cattolica Italiana popolarità significa l’impegno dei soci a farsi prossimi di tutti, di ogni generazione e condizione, da amare e curare senza separazioni, perché la comunità cresca come popolo di Dio; si esprime nel condividere con tutti la possibilità di vivere la speranza, che nasce da un cammino fondato sulla Parola, nutrito da contemplazione e preghiera costante, e che parte dalla situazione in cui si trova ogni persona; si rivela concretamente nella consapevolezza che la gente dell’Azione Cattolica è contemporaneamente gente di Chiesa e gente di strada, per un dono che non dipende dalle singole persone ma dal rispondere ad una storia che ha ormai più di 140 anni.
L'Azione Cattolica Italiana, come associazione di laici, si sente impegnata nell’indicare alla società e alle persone le insidie di una cultura che tende sempre più a relativizzare i valori su cui si deve fondare la convivenza civile. Allo stesso modo, i laici di Ac vogliono esprimere con la testimonianza della propria vita la bellezza del Vangelo, senza cadere in forme di integralismo che negano il valore della differenza e del dialogo.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, indirizzando i propri saluti all’Assemblea, ha voluto sottolineare come “nell'evolversi della sua identità associativa, l'Azione cattolica è divenuta una importante componente del tessuto sociale del Paese. Grazie anche alla guida illuminata di responsabili illustri - e il pensiero non può non andare alla memoria di Vittorio Bachelet - essa ha saputo rinnovarsi seguendo non soltanto gli indirizzi scaturiti dal Concilio Vaticano II, ma anche i fermenti politici, sociali e culturali che hanno scandito la nostra storia recente”. Per questo motivo, in conclusione della propria Assemblea nazionale, l’Azione Cattolica Italiana ribadisce infine alcune scelte che propone, come contributo al dialogo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, alle parti politiche, ai corpi intermedi, alla società civile, alle altre associazioni laiche e cattoliche:
-    il rispetto assoluto della vita e di ogni vita, rispetto che si incarna in un continuum che va dal concepimento alla morte, e che deve anche attraversare tutti i passaggi esistenziali che ne minano la dignità (mancanza di lavoro, carenza di servizi socio-assistenziali e sanitari, carenza delle reti di solidarietà, solitudine dei nuclei familiari, esclusione ed emarginazione sociale, negazione del diritto all’istruzione…);
-    il riconoscimento e la promozione della famiglia come cellula fondamentale della società, chiave del futuro, snodo per la sfida educativa;
-    la sobrietà delle scelte quotidiane, ovvero il coraggio di emanciparsi interiormente dalle morse del consumismo sfrenato, senza cadere in radicalismi;
-    la solidarietà e la scelta preferenziale per i poveri, gli stranieri e le famiglie in difficoltà economica a causa della mancanza o della precarietà del lavoro, o a causa del degrado socio-culturale cui sono relegati;
-    il senso del dovere professionale e il valore dello studio come ambiti privilegiati della testimonianza credente dei laici associati;
-    la tensione verso il futuro delle nuove generazioni come investimento gratuito e appassionato, convinti che i giovani italiani siano una risorsa e non un problema per il Paese;
-    la coerenza tra sfera privata e sfera pubblica non come semplice proclama moralistico, ma piuttosto con la convinzione che vite interiormente libere e autentiche alimentino un diverso senso del bene comune e del servizio agli altri;
-    l’attenzione alla vita amministrativa e politica delle città e del Paese come caratteristica del laico credente che non vive chiuso nelle “sacrestie”, ma che sulla scia dei “santi sociali” si immerge nel mondo senza però contaminare il cuore;
-    l’essere scuola di cattolicità attiva attraverso la promozione di una passione per il mondo intero con l’educazione alla dimensione internazionale, che rende l’associazione sempre più missionaria e solidale, in una rete di dialoghi e di scambi che arricchiscono reciprocamente.

Con l’aiuto di Dio e di Maria Santissima, Regina dell’Azione Cattolica, sull’esempio dei santi, beati e venerabili dell’Azione cattolica italiana (con affetto il Santo Padre ha ricordato Pier Giorgio Frassati, Alberto Marvelli, Giuseppe Toniolo, Antonietta Meo, Pierina Morosini e Armida Barelli) desideriamo rendere visibile con la nostra vita che vivere la fede significa amare la vita!

Autore : redazioneAC
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11/05/2011 - 17:20
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